sabato 31 gennaio 2015

Edward Munch - "Notte Bianca"


Il freddo e la neve in Munch

Torna il freddo in tutta Italia, e ho pensato bene di raccontarvelo attraverso questo quadro dedicato all'inverno di Edward Munch. In maniera non dissimile dell'orribile angoscia del suo Urlo, i toni blu di questo paesaggio notturno sommerso dalla neve evocano pensieri di morte silenziosa, di solitudine, di buio assoluto.
Il bianco della neve è praticamente  sommerso dal neo dei due alberi in primo piano, che si stagliano sulla tela dominando lo spazio e offrendo la loro ombra nera sul piano. Un segno continuo di morte perennemente presente e costantemente osservabile al quale nulla si può se non contemplarla in silenzio.
Tuttavia, in questa opera il buio non è solo funesto, ma pare portare ad una tranquillità interiore all'osservatore, che può abbandonarsi alla scena in modo reale, come affacciandosi ad una finestra nella notte per osservare il freddo manto della neve.
Anche il cielo sullo sfondo, tendente all'azzurro, infonde un senso di calma crescente, rassicurante, ad indicare la possibile pace che l'uomo può raggiungere allontanandosi dall'oppressione crescente (rappresentata appunto dagli alberi, neri perché radicati alla terra e quindi alle disgrazie umane) per arrivare alla serenità delle emozioni più pure e lontane dalla tristezza.
Notte Bianca di Edward Munch
Munch - Notte Bianca

sabato 24 gennaio 2015

Hiroshige Utagawa - Giardino degli iris a Horikiri


L'iris di Hiroshige, inno alla bellezza femminile

Esiste qualcosa di più bello di questa opera che stiamo guardando in questo momento?
Hiroshige la dipinse così, utilizzando un punto di osservazione ribassato, in modo da dare l'idea all'osservatore di guardare non al primo, ma alla scena che si verifica in secondo piano. La stessa cornice che compone l'opera è volta a esaltare la bellezza dell'iris, che guardiamo davanti a noi come in posa sensuale, ad attrarci esattamente come le donne sullo sfondo, che l'artista giapponese coglie nell'atto di cogliere il bellissimo fiore.
Non è un caso: le donne sono nel prato esattamente insieme agli iris proprio per esaltarne l'armonia fresca e la comunanza nella bellezza.
Hiroshige ci dice come le donne siano belle attraverso un lavoro geniale che all'epoca della sua produzione fu tuttavia considerato piuttosto audace (era il diciannovesimo secolo) e che proponeva in una delle sue prime apparizioni in Giappone della pianta presentata da un medico, Engelbert Kaempfer, che aveva lavorato in terra nipponica con la Compagnia olandese delle Indie Orientali.
Hiroshige Giardino degli iris
Hiroshige Utagawa - Giardino degli iris a Horikiri

sabato 17 gennaio 2015

Vincent Van Gogh - "Notte stellata sul Rodano"


Per arrivare all'alba, non c'è altra via che la notte

Si, ci piace guardare le stelle, e non siate bugiardi: in fondo in fondo siamo tutti un pò romantici.
Capita spesso di sentirci spaesati di fronte a quello che ci accade nella vita: facciamo molto in essa, programmiamo, progettiamo, costruiamo, sogniamo, e basta un solo colpo di vento per cancellare tutto e costringerci a ripartire da capo a mani vuote e con la forte voglia di cambiare tutto.
Tuttavia è un illusione: siamo quelli che siamo, e anche provare a vivere in modo diverso non è che mentirsi tutti i giorni. Alla fine la verità della nostra esistenza, il nostro modo reale di essere, viene a bussare prepotentemente alla nostra porta.
E siamo costretti ad aprire e a confrontarci con essa, come di fronte ad uno specchio che mostra il nostro vero aspetto. Non si può fuggire, solo accettare.
La vera sfida allora non è allora cercare di cambiare le cose e fare di tutto perché vada sempre come meglio si accomoda ai nostri desideri: se così fosse, il mondo sarebbe perfetto. Non tutto può andare come vogliamo noi, e dobbiamo imparare a capirlo. Dobbiamo accogliere quello che ci viene dato tutti i giorni come un dono, un tesoro di cui fare esperienza e che dobbiamo condividere con gli altri.
E' per questo che oggi ho scelto questa magnifica opera di Van Goh, simbolo della bellezza delle stelle e della notte, l'oscurità che ci avvolge ma che dentro di sè nasconde le sue luci. Fari nel buio che ci dicono già dove andare a guardare, in alto. Nella direzione dei nostri desideri, sentimenti, mossi dalla volontà di continuare a cercare quello che ci spinge a essere felici e affrontare il cielo guardandolo con occhi diversi, quelli delle persone che hanno capito come funziona il mondo e ne trovano la bellezza magica nel bene e nel male.

Van Gogh Notte Stellata sul Rodano
Van Gogh - Notte Stellata sul Rodano



sabato 3 gennaio 2015

René Magritte - "Gli Amanti"


Magritte, il mistero indefinibile del reale

Il pensiero dell'amore ci coglie tutti i giorni impreparati. Alcuni lo trovano, altri lo cercano, altri in qualche modo l'hanno sempre avuto. Ma l'amore non si può spiegare. Gli piace coglierci all'improvviso, quando siamo girati di spalle, e di colpo cambia ogni punto di vista, ogni logica, ogni significato. Considerazione forse sciocca, ma all'amore piace prenderci in giro, gioca con noi, ci seduce e ci fa diventare quello che abitualmente non siamo.
Esattamente come queste due figure velate che si baciano davanti a noi, il sentimento così come noi solo lo conosciamo è nascosto agli occhi normali del quotidiano, come due visi in cui tutti possiamo riconoscerci, ricoperti dai lenzuoli del nostro essere e di quello che siamo nella vita.
René Magritte (1898-1967), pittore belga e altro grande surrealista è riuscito però a mostrarci quello che non si può definire attraverso la sua arte (trompe l'oeil, ovvero l'illusione di vedere oggetti tridimensionali disegnati su un piano a due dimensioni), in cui invece di dare spiegazioni e delineazioni sul reale, ce ne pone davanti il mistero più complesso.
Molti pensano tuttavia che l'idea di questo artista di ritrarre dei soggetti coperti da un panno sia derivato da un trauma infantile causato dalla morte della madre (che fu ritrovata nel fiume Sambre suicida proprio con il volto coperto), ma in realtà la classe di Magritte è tutta nel percepire concretamente le difficoltà di porre su tela emozioni così intime e personali che vanno ovviamente prese nella loro soggettività. Nella sua vita e carriera artistica, Magritte conobbe le opere di Giorgio De Chirico, dal quale fu profondamente ispirato. Toccò anche per un breve periodo anche il cubismo e il futurismo, prima di approdare al surrealismo. Sviluppando tuttavia una sua versione personale di questa ultima corrente, egli divenne un vero e proprio illusionista dell'onirico, portando all'attenzione scenica oggetti che si trasformano o paesaggi contemporaneamente notturni e diurni.
Non si tratta tuttavia di un intento psicoanalitico teso a far emergere l'inconscio umano, ma la spinta a porre domande concrete sul paradigma più grande: l'insanabile distanza della realtà dalla sua stessa rappresentazione. Un cortocircuito che alla pari dei sogni, gli dava sempre fortissima ispirazione.

Magritte - Gli Amanti

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