mercoledì 11 dicembre 2013

John William Waterhouse - "Miranda (La Tempesta di Shakespeare)"


Tutti gli uomini sono buoni?

John William Waterhouse (Roma 1849 - Londra 1917)

Ci ispiriamo di nuovo ad un tema shakesperiano, in particolar modo della "Tempesta" per raccontarvi con i favolosi colori di Waterhouse (che abbiamo già avuto modo di conoscere con la sua "Ofelia") e del suo stile preraffaellita la storia della giovane Miranda, figlia del Duca di Milano Prospero, naufragata da bambina con il padre su un isola deserta nella quale ha sempre vissuto crescendo lontana dal mondo reale. Nell'opera di Shakespeare, la giovane tiene a bada le lusinghe del servo di Prospero, Calibano.
Miranda è una sognatrice, conosce una vita molto diversa dal reale, uscendo fuori dal normale giudizio di valore delle persone. Per lei gli uomini sono tutti buoni, onesti, in quanto la vita isolata non gli ha permesso di valutare appieno la conoscenza concreta dell'animo umano e delle sue molteplici sfaccettature.
Waterhouse la disegna mentre osserva con sgomento la tempesta  che lo stesso padre prospero ha scatenato, emozionandosi e commuovendosi con estrema immedesimazione nella sofferenza che i marinai sulla nave, in balia delle onde, stanno provando nel disperato tentativo di non affondare.
John William Waterhouse Miranda La Tempesta Shakespeare
Waterhouse - Miranda (La Tempesta)


venerdì 15 novembre 2013

John Collier - "La bella addormentata"


La bella addormentata: quale leggenda?

John Collier (Londra 1854 - Londra 1934)

La leggenda della bella addormentata, che tutti da piccoli abbiamo avuto modo di conoscere grazie al bellissimo capolavoro animato della Disney, trae origine da alcune fiabe e ballate nate nel periodo tra il XIV e il XV secolo in Inghilterra. In realtà la favola ha avuto diverse modifiche nel corso dei vari periodi storici,e probabilmente questo era dovuto al fatto che essa era scritta e narrata in ambienti, come quello dell'aristocrazia londinese, in cui era favorito un linguaggio più volgare e diretto ad un pubblico adulto.
Tuttavia il passare dei secoli ha favorito la conservazione scritta di queste fiabe, adatte solo ai "grandi" per le tematiche forti e spesso esplicitamente dedicate alla sessualità, e probabilmente è stato il successivo processo di censura ad aver trasformato un rozzo racconto in una storia fantastica adatta ai bambini. 
Ciò tuttavia non toglie che il lavoro di un altro esponente preraffaellita, John Collier, sia di grande bellezza da qualunque punto della storia lo si guardi. A partire dai bellissimi ricami delle ancelle della bella ragazza addormentata (la versione più comune parla di un sonno generato dall'attesa dello sposo in arrivo), alla fine ambientazione delle coperte e del letto, dalla luce della finestra e dal damasco. E' un lusso però delicato, sottile, quasi a non voler disturbare il riposo delle fanciulle.
Il significato allegorico porta a capire la realtà dell'opera attraverso un potere assoluto della donna: ha lei il compito di aprire gli occhi sul mondo e svelarne la bellezza. Ricordando che all'epoca in cui Collier lavorava la donna aveva pochi diritti e molti doveri, è chiaro come il dipinto intendesse invece far capire agli osservatori quanto la donna fosse veramente importante nella società.
Collier nacque in una famiglia ricca e benestante che gli garantì sin dagli inizi un discreto successo nel campo dell'arte, occupandosi soprattutto di ritratti, in particolar modo di scienziati, a favore della sua opinione agnostica sulla concezione del mondo, della spiritualità e della religione.
John Collier La bella addormentata
Collier - La bella addormentata

sabato 2 novembre 2013

Filippo Palizzi - "Fanciulla sulla roccia a Sorrento"


Palizzi e il matrimonio tra pittura e fotografia

Filippo Palizzi (Vasto 1818 - Napoli 1899)

Scopriamo oggi la bellissima arte del pittore Filippo Palizzi, primo artista italiano ad orientare il proprio lavoro su un indirizzo di carattere verista all'interno della concezione artistica dell'800 in Italia. Nato a Vasto, si trasferì successivamente a Napoli dove iniziò ad ampliare i suoi studi sulla concezione della scuole d'arte napoletana del paesaggio.
Palizzi lavorò quindi da subito su modelli veristi, reali e presi dalla diretta osservazione immediata, tanto da risultare un notevole esperto anche nel campo della fotografia, dimostrandosi capace di prepararsi attrezzature ed elaborare tecniche di scatto delle lastre, che utilizzava poi successivamente nel comporre le sue tele.
Rispetto al fratello Giuseppe, anche lui pittore tuttavia, Filippo incentrò tutto il suo lavoro restringendo il campo del paesaggio, addentrandosi sul'ambiente di Napoli e su particolari più minuti, scorci caratteristici e descrittivi , in modi più statici, di piccole dimensioni. Non a caso fu anche definito il pittore degli animali per il modo con cui ritraeva cavalli, cani, quadrupedi, animali da fattoria e della foresta come nel quadro "Dopo il diluvio".
In questo ambito vi presentiamo invece una sua bellissima opera che racchiude nella totalità il talento di questo notevole artista: la bambina, distesa sulla roccia che guarda da lontano il mare. Stupenda la visione di insieme della tela, con l'orizzonte non visibile, ma quasi mostrato dai faraglioni sullo sfondo a destra e lo sguardo della giovane perso a contemplare l'acqua, che anche se non è mostrata completamente all'osservatore, appare come "immaginata" nella sua grandezza.
Filippo Palizzi Fanciulla sulla roccia a Sorrento
Palizzi - Fanciulla sulla roccia a Sorrento

venerdì 25 ottobre 2013

Henri de Toulouse-Lautrec - "La toilette"


Lautrec e le maisons clouses

Il taglio fotografico e la semplicità come invito alla riflessione sull'opera

Torna su queste pagine l'arte realistica e dedita al post-impressionismo di Henri de Tolouse Lautrec (1864-1901), con uno dei suoi quadri più famosi, quello che ritrae all'interno della toeletta una giovane ragazza di spalle all'interno di una casa di appuntamento che il pittore spesso frequentava.
Lautrec aveva una sua personale concezione dei bordelli, li considerava dei posti odiosi per lustrarsi le scarpe, ma nello stesso tempo aveva stretto forte amicizia con alcune delle ragazze e delle tenutarie delle case chiuse dove ritraeva, come in questo caso, alcune delle donne. La maggior parte delle volte in momenti privati e raramente mentre erano impegnate a trattenere la clientela.
Lo stile dell'opera è sobrio, molto semplice, la donna è voltata, come ad individuarne la delicatezza e la profonda debolezza intima, indifesa. Nello stesso momento il taglio è fotografico: sembra cogliere un attimo, un momento privato e intenso di una donna, nel momento in cui essa si dedica a sé stessa.
E' una scena di rassegnazione serena, in cui la ragazza accetta il suo lavoro duro, e in cui Lautrec prende le distanze: lo descrive e non lo giudica, lasciando allo spettatore il compito di individuare la sensibilità di questo quadro, opera che attualmente è conservata nel Museo d'Orsay di Parigi
toeletta-lautrec
Tolouse Lautrec - La toeletta

venerdì 26 luglio 2013

William Turner - "Ulisse schernisce Polifemo"


Turner, il padre dell'impressionismo

Joseph William Turner (1775-1851) pittore e incisore inglese.  Stile romantico molto vicino alle tecniche impressioniste tanto da esserne considerato da molti il padre. Esperto nella tecnica paesaggistica, soprattutto per merito dell'acquerello, fu definito da molti il "pittore della luce".

Turner visse la giovinezza con il padre, barbiere e fabbricante di parrucche e la madre, che manifestava forti problemi psichici a causa della morte prematura della giovane figlia e sorella di William, Helen. In un contesto così difficile, il giovane si trasferì a Brentford, sulle rive del Tamigi, luogo che con ogni probabilità colpì il ragazzo suscitandone il desiderio della pittura.
A 14 anni faceva già parte della Royal Academy of Arts, mostrando inizialmente un forte interesse per le materia architettoniche prima di approdare con forza all'arte della pittura. In particolar modo, affrontò lo studio del paesaggio classico e i metodi di raffigurazione attraverso una visione propria dell'epoca che prevedeva uno stile più lirico e personale. Dopo un solo anno di frequenza degli studi, un suo acquerello fu scelto per l'esposizione nell'istituto.
Visse la sua vita in modo sempre più eccentrico, passando molto tempo con suo padre e manifestando segni crescenti di depressione che diventarono molto forti con la morte del genitore.
Lo stile di Turner è pieno di colorazione libera, sempre luminosa e tesa alla perfetta raffigurazione cromatica. I soggetti che spesso ritraeva erano presi dal mare come barche, naufraghi, onde e maree e fenomeni e catastrofi atmosferiche come burrasche, temporali oppure la pioggia e la nebbia. 
Nell'opera di oggi Ulisse fugge con la sua nave dalle grinfie di Polifemo (che nel dipinto assomiglia vagamente ad una nuvola) dopo averlo trafitto nel suo unico occhio facendosi chiamare "Nessuno".
William Turner Ulisse schernisce Polifemo
Turner - Ulisse schernisce Polifemo

mercoledì 24 luglio 2013

Claude Oscar Monet - "Passeggiata sulla scogliera"


Monet e il significato del mare

Mi sono innamorato di questo quadro non appena l'ho visto, in una di quelle giornate in cui devi fare i conti con te stesso.
Per me il mare ha un significato particolare, mi ricorda la libertà della gioventù, il vento sulla faccia quando c'è burrasca oppure la semplice brezza portata dalla marea, l'odore e il sapore del sale che uno si porta appresso dopo aver fatto il bagno, le grida dei bambini sulla spiaggia insieme alla sabbia rovente che ti brucia i piedi.
Mi ricorda anche l'amore, lontano, quello che dura poco, perché non c'è niente da fare, l'estate dura poco e nulla mi toglie al pensiero che ci sia una sottile beffa del destino in tutto questo.
Il mare e l'estate ricordano a tutti come il tempo passa, il solo osservarlo mi mette di fronte all'idea dello scorrere dei giorni, del passare delle vite, dei desideri, di quello che ho voluto e non potrò mai avere, e anche di ciò che per poco è stato mio e che ora è da un altra parte. Persone, cose, eventi che vanno e vengono in un circolo infinito di storie.
E allora faccio come Monet, salgo la scogliera, e mi metto a guardare questa acqua così sconfinata in cerca delle risposte che troppo spesso tardano ad arrivare.
Monet - Passeggiata sulla falesia

martedì 25 giugno 2013

Salvador Dalì - "Cigni che riflettono elefanti"


Dalì: il surrealismo dei cigni e degli elefanti

Salvador Dalì (1904-1989) pittore di grandissime abilità tecniche il cui surrealismo (influenzato dai suoi studi sul Rinascimento) lo ha reso celebre in tutto il mondo. Personaggio stravagante e spesso talmente bizzarro da essere facilmente ricordato più per le sue stranezze che per i suoi capolavori, Dalì ha intrecciato molto spesso la sua vita anche con quella legata al mondo dello spettacolo, collaborando con scrittori, registi e scultori.


Dopo molto tempo torno a far parlare Salvador Dalì con una delle sue opere più particolari, discusse, enigmatiche: uno scorcio di natura in cui alcuni cigni, riflettendosi nell'acqua, diventano elefanti. Una visione onirica la cui spiegazione parte da una base razionale: ovvero la razionalizzazione, il prendere forma e visione del sogno, del delirio.
Solo in questo modo ciò che percepiamo a livello inconscio diventa tangibile e trasformato nell'immagine che realmente mostriamo di quello che è dentro di noi.
E' il contrasto tra leggerezza e pesantezza, nel collo dei cigni a cui si sovrappone il muscolare fisico deglie elefanti, così come la stessa natura intorno che esternamente è desertica, povera, arida. A cui si contrappone la nitidezza dell'acqua, la trasparenza.
La bellezza dell'opera di Dalì si racchiude così nella possibilità di un viaggio in cui l'uomo può ritrovarsi, realizzando secondo la sua personalità e quello che veramente desidera il dipinto di un viaggio che ognuno compie dentro si sè.
Salvador Dalì cigni che riflettono elefanti
Dalì - Cigni che riflettono elefanti

venerdì 31 maggio 2013

Ettore Roesler Franz - "Roma Sparita: Castel Sant'Angelo"


Roma sparita nelle opere di Ettore Roesler Franz

Ettore Roesler Franz (1845-1907), pittore italiano vedutista (che prevedeva una pittura incentrata sulla veduta prospettica della città attraverso la camera ottica) padrone assoluto dell'acquarello, unica tecnica secondo l'artista di creare la trasparenza del cielo e delle acque. "La sincerità fa l'artista grande" sosteneva, mentre girava vicoli e cortili della Roma che ora è sparita e dipingendo ben 120 magnifici acquarelli di cui oggi vi proponiamo quello dedicato a Castel Sant'Angelo.


Oggi vi parlo della città dove vivo, attraverso il magnifico lavoro di Ettore Roesler Franz, un bravissimo artista, capace di coglierne attraverso i suoi acquarelli (ben 120) gli aspetti più belli e spesso poco notati di Roma, la città eterna e che per alcuni tratti non esiste più, trasformata negli anni dall'urbanizzazione e dal cemento ma che è sempre in grado, quando meno uno se lo aspetta, di dare agli occhi dell'osservatore amante della città emozioni e colori che poche città al mondo riescono a dare.
Roma è bifronte, come la divinità antica di Giano: è una città che si regge sulle vestigia dell'antico e formidabile impero che per anni governò il mondo, è le sue rovine che raccontano la storia gloriosa della sua ascesa e declino, è gli angoli e gli scorci che la compongono, è la luce che colpisce posti che di solito normalmente non si notano, dandogli una vitalità fuori dall'ordinario, quella grande bellezza che tutti nel mondo invidiano e che ammirano con enorme rispetto.
Roma tuttavia è anche la negazione di sé stessa, è spesso oscura, sempre disordinata, a volte scomoda e incoerente, preda del traffico e della confusione, seducente e ladra nello stesso tempo. Ma guardandola bene, è sempre possibile coglierne la gloriosa bellezza e la sua luce ammaliante che ogni giorno, quando meno lo si aspetta, lascia l'osservatore attento a bocca aperta.
E' una città che si ama incondizionatamente, basta guardare il bellissimo lavoro che vi propongo oggi per farvi capire di cosa parlo, un acquarello che racconta un tratto di quella Roma oramai sparita ma che vive sempre dentro chi la sa guardare con il cuore.
ettore roesler franz roma sparita
Ettore Roesler Franz - Roma Sparita

venerdì 24 maggio 2013

Edward Robert Hughes - "La bisbetica Caterina"


La bisbetica Caterina secondo Hughes

Il pittore preraffaellita Edward Robert Hughes (1851-1914) ci racconta con il suo splendido dipinto un'altrettanto meravigliosa lezione di psicologia "rosa" narrata dal grande William Shakespeare: "La bisbetica domata", o meglio, la storia di Caterina, donna dal carattere forte la cui indole la porta a rifiutare l'idea del matrimonio combinato per interesse.
L'opera shakesperiana vede la donna opporsi a tutto ciò che gli altri le dicono, fino ad essere pazientemente soggiogata e conquistata da Petruccio, un giovane uomo proveniente da Verona.
Hughes nacque a Londra ed era figlio del pittore Arthur Hughes, e fu un forte fautore dell'estetismo, dipingendo anche con l'acquerello e la tempera ottenendo risultati di altissimo livello.Fu un perfezionista nel suo campo, mai domo dei risultati del suo lavoro perennemente alla ricerca dell'esattezza del tratto e del massimo senso realistico di ciò che voleva rappresentare nelle sue tele, utilizzando tecniche azzardate e metodi molto spesso sperimentali ma dal sicuro impatto.
L'opera di oggi rappresenta pienamente il frutto di questo percorso pittorico così ricercato e fine, e lo si nota osservando l'atteggiamento pensieroso della donna, il dito portato alla bocca e lo sguardo rivolto verso il basso, vestita con un elegantissimo abito rosso, che sembra quasi voler dire, così come Shakespeare ha raccontato:
"Appiana la tua fronte corrucciata, finisci di scagliare dardi dai tuoi occhi,che altro non fanno che ferire il tuo sposo,tuo signore e sovrano! Questo tuo agire sporca la tua bellezza così come il freddo attanaglia i prati verdi,rovinando la tua reputazione allo stesso modo in cui i forti venti di primavera devastano i germogli.
Non è bella a vedersi una donna piena di rabbia,simile ad una fonte torbida, piena di fango,repellente e viscida,senza alcuna attrazione ne fascino; una sorgente da cui nessun uomo, per quanto possa essere assetato, avrà il coraggio di bere anche solo una goccia".
Hughes La bisbetica Caterina
Hughes - La bisbetica Caterina

martedì 14 maggio 2013

Giovanni Segantini - "Le due madri"


Il Divisionismo di Segantini

Affrontiamo oggi per la prima volta un artista esponente del divisionismo, l'eccellente Giovanni Segantini (1858-1899), la cui infanzia difficile e povera lo aveva reso durante gli anni della giovinezza taciturno e solitario, tanto da essere mandato in riformatorio, prima di iniziare a lavorare nel laboratorio fotografico del fratellastro (dove inizierà a concepire la sua personale idea della pittura), per arrivare poi ad aprendere tecniche e strumenti artistici all'Accademia delle Belle Arti di Brera.
E' in quel periodo che il Segantini conosce la donna che resterà al suo fianco per tutta la vita, Bice Bugatti. Nel 1866 inizia ad aderire al movimento divisionista, divenendo nel frattempo un eccellente collaboratore di riviste d'arte.
Nel 1894, dopo essersi trasferito più volte (Milano, Savognin), Giovanni Segantini si trasferisce nell'Egandina, una valle della Svizzera, all'interno del villaggio di Maloggia, luogo che nell'artista eserciterà una forte spinta spirituale e mistica e dove morirà a soli 41 anni a causa di una peritonite.
Lo stile divisionista di questo pittore rispecchia esattamente la concezione di questo movimento: tecniche non riconducibili ad uno schema predefinito, il riferimento alla psicologia e al Realismo in opposizione al Classicismo, interiorizzazione della natura, puntinismo e richiami all'arte preraffaellita.
In particolare il quadro che vi propongo oggi richiama alla maternità universale, all'interno di un simbolismo in cui l'autore dell'opera genialmente evita l'uso del colore nero (significato di morte) attraverso l'uso di una tavolozza più morbida, con colori divisi e non assimilati tutti insieme.
Le due madri quadro di Giovanni Segantini
Segantini - Le due madri

lunedì 29 aprile 2013

Herbert James Draper - "Ulisse e le sirene"


Ulisse e il coraggio di rischiare

Sono molto legato alla figura di Ulisse. Per me rappresenta il senso della vita di ogni uomo, o meglio, il cammino che una persona dovrebbe fare durante la propria vita: una costante ricerca di qualcosa che ogni volta ci sfugge agli occhi. Molte volte è facile arrivare alla fine di una giornata e accorgersi che nonostante tutto quello che facciamo, manchi un elemento, un tassello mancante, un emozione che si è manifestata davanti a noi per tutto il tempo ma che non siamo stati incredibilmente in grado di vedere, accecati da altri pensieri, distrazioni, false divinizzazioni.
Ulisse in questo caso fa qualcosa di assolutamente fuori dal comune: come è noto nell'opera di Omero, conoscendo la pericolosità del canto delle sirene, decide di farsi legare all'albero maestro della sua nave per ascoltarne il canto. Per conoscerlo, per sapere cosa è, che cosa si prova a sentirlo. E' a conoscenza di quanto dovrà soffrire, ma decide di mettersi alla prova e di rischiare, cosa che troppo spesso non si fa, preferendo i tappi di cera sulle orecchie della ciurma che ha paura di correre un pericolo così grande.
E l'opera di Herber James Draper (1863-1920) è magnifica, in tutti i suoi punti. Ancora una volta un pittore di epoca vittoriana, studente alla Royal Academy e  noto per i suoi disegni incentrati sul tema femminile, in richiamo all'arte raffinata e classicista, mantenendo tuttavia una tecnica e una impostazione particolare delle sue opere.
Non fu mai considerato in maniera netta perché venne presto scavalcato dalla corrente impressionista, ma è stato per me un vero e proprio onore trovare in questo artista una perfetta rappresentazione di quello che uno dovrebbe essere nella propria esistenza.
Perché se non si corre il rischio della conoscenza, a nulla vale la nostra vita in questo povero mondo.
Herbert Draper Ulisse e le sirene
Draper - Ulisse e le sirene

lunedì 22 aprile 2013

Giornata della Terra 2013 - Caspar David Friedrich - "Monaco in riva al mare"


Terra, la grande madre di tutti

Una giornata dedicata al nostro mondo grazie alla splendida opera contemplativa di Caspar David Friedrich, alla nostra vita, al nostro bene collettivo più prezioso, la madre Terra. Troppe volte maltrattata e sottomessa alla logica pratica umana che annullando ogni possibile sentimento e rispetto, ne abusa a proprio uso e consumo, uccidendola ogni giorno un pò di più.
Rispettare la Terra, il nostro pianeta, è rispettare noi stessi.
Monaco in riva al mare di Caspar David Friedrich
Friedrich - Monk by the sea


domenica 21 aprile 2013

John William Waterhouse - "Ofelia"


Le donne fatali di Waterhouse

Torniamo a sognare con un pittore britannico figlio dell'epoca Vittoriana, John William Waterhouse, (1849-1917), celebre per il suo stile preraffaellita spesso bucolico atto a ritrarre soggetti spesso mitologici o femminili, donne riprese nella loro bellezza fatale e incarnazioni allo stato puro della grazia.
Esattamente come Ofelia, la protagonista dell'opera che vi propongo oggi. Waterhouse divenne famoso a 25 anni per la sua opera "Il Sogno e la sua sorellastra la morte", con il quale entrò a far parte della prestigiosa Royal Academy all'interno della quale ottenne la cattedra nel 1895. Morì lasciando incompiuta la sua seconda opera, sempre riguardante Ofelia, nel 1915.
Waterhouse amava cogliere le donne nell'atto struggente della ricerca dell'amore perduto, oppure nell'intimo della loro sofferenza tristezza. In particolare, Ofelia, protagonista dell'Amleto di Shakespeare, muore nell'opera drammaturgica dopo aver perso il senno, limitandosi ad esprimere con l'uso dei fiori le sue parole e sentimenti nei confronti degli altri. 
John William Waterhouse Ophelia
Waterhouse - Ophelia

giovedì 21 marzo 2013

Camille Pissarro - "Boulevard Montmartre, primavera"


Pissarro, il profeta dei pittori

Rispolveriamo un pittore francese per l'inizio di questa primavera con un quadro che ha tutto il sapore di questa stagione: oggi vi parlo infatti di Jacob Camille Pissarro (1830-1904), un altro tra i grandi esponenti dell'impressionismo. Di famiglia ebrea, Pissarro fuggì presto dalla casa paterna per recarsi in Nicaragua, dove sfruttò la sua abilità e passione per il disegno allo scopo di pagarsi il viaggio intorno all'Europa.
In Francia fece la conoscenza di Claude Monet, iniziando egli stesso a lavorare all'aria aperta, concentrando la sua attenzione sui paesaggi ma anche ai paesi più piccoli della periferia francese e dei fiumi. Molti suoi colleghi di quel tempo lo ricordano per l'aspetto saggio e profetico (merito anche della folta barba bianca con la quale si presentava al Cafè Guerbois, luogo preferito dai più grandi artisti dell'epoca) e come un uomo in grado di trovarsi in accordo con tutti, facendo spesso da mediatore tra idee artistiche divergenti che emergevano spesso nei dibattiti tra pittori. 
L'impressionismo di Pissarro è dedito alla luce, al senso di movimento che essa genera, agli effetti cromatici della luce che va riprodotta sulla tela. Gli oggetti vanno dipinti senza contorni definiti, ma in ordine, con uno stile che anche Cèzanne riprenderà nei suoi lavori.
Pissarro Boulevard Monmartre a primavera
Pissarro - Boulevard Montmartre

venerdì 8 marzo 2013

Leonardo da Vinci - "Gioconda"


Il sorriso di una donna, il mistero della vita

Il ritratto più celebre del mondo per celebrare il giorno dedicato alla creatura più meravigliosa dell'universo: la donna. Dipinta da Leonardo da Vinci, la Monna Lisa nasconde nel suo viso così misterioso un sorriso, che  solo come una donna riesce a fare, è capace di incantare un uomo, con una forza così grande da essere definita, dal sommo poeta Pablo Neruda,  un viaggio con acqua e con stelle.
La Gioconda, opera di Leonardo da Vinci in cui è dipinta Monna Lisa
Leonardo da Vinci - Monna Lisa

sabato 23 febbraio 2013

William Hogarth - "Il vicolo del gin"


Hogarth, ascesa e declino sociale

Torniamo nuovamente in Inghilterra per fare la conoscenza di un artista molto originale, ottimo pittore ed incisore: William Hogarth (1697-1764), che nacque a Londra e nel corso della sua carriera mosse una severa critica satirica alla moda e alle fobie proprie della sua epoca. Fu un osservatore molto acuto della personalità umana, vicino alla comprensione del marcio e dell'individualismo dilagante nel periodo, in cui si opponeva una concezione della borghesia basata sull'educazione, la rispettabilità e una morale concreta di facile individuazione.
Hogarth visse una infanzia infelice e in disgrazia dopo che il padre ebbe dichiarato bancarotta per un azzardato acquisto di una bottega del caffè e costrinse alla galera l'intera famiglia. Tuttavia il giovane William studiò a fondo la pittura e l'incisione, finendo per affermarsi come artista esprimendo nel proprio talento le storie di ascesa e declino con protagonisti arrampicatori sociali destinati, nella loro falsità e ineluttabilità, al fallimento. Tra le sue più famose incisioni figura quella di oggi, che intendeva mostrare e denunciare le conseguenze derivanti dell'abuso del gin.
Vicolo del gin di William Hogarth
Hogarth - Gin lane

lunedì 18 febbraio 2013

Maurits Cornelis Escher - "Metamorfosi"


Escher, immagine in evoluzione

Iniziamo questa settimana con un opera straordinaria, frutto del lavoro di Escher, incisore e grafico olandese che avevamo già avuto onore di conoscere nella sua sorprendente rappresentazione tridimensionale e illogica delle scale. La Metamorfosi è un opera di notevole estensione che vede un inizio e una fine rincorrersi attraverso la continua sequenza di figure in continua evoluzione e trasformazione: ogni immagine si altera fino ad assumere le sembianze di quella che la segue, fino ad arrivare alla conclusione. 
Esattamente come la vita, che è multiforme e che nello stesso tempo ci appare muta e statica, l'opera di Escher ci invita a guardare oltre le apparenze e a seguire il flusso degli eventi, per coglierne il perenne senso evolutivo del cambiamento.
Escher Metamorfosi
Escher - Metamorfosi

sabato 16 febbraio 2013

Claude Oscar Monet - "La Passeggiata"


Ripropongo oggi questa bella opera di Claude Oscar Monet (1840-1926), che ci parla ancora degli impressionisti.
Monet è cosniderato il padre di questa importante corrente artistica. I suoi inizi, tuttavia, furono dedicati alle caricature a carboncino, prima di approdare a Parigi per studiare concretamente la pittura, grazie all'aiuto economico del padre.
Monet non amava rispettare i classici canoni del dipingere: il guardare la natura per lui era qualcosa che andava fatto senza preconcetti e preso nella sua realtà per come essa si mostrava all'occhio nell'istante in cui era osservata: l'apparenza della cosa contro la realtà della cosa.
Da qui prende il via l'impressionismo, cioè la dissoluzione della forma attraverso il colore, unendo vicino e lontano, natura e uomo, il fluire incessante del tempo e l'attimo colto nel suo immediato essere.
La passeggiata opera di Monet
Claude Monet - La Passeggiata


giovedì 14 febbraio 2013

Ary Scheffer - "Le ombre di Paolo e Francesca"


Molto più lontano della notte, molto più in alto del giorno

Quest'anno ho scelto un bacio particolare per augurare un buon San Valentino a tutti gli innamorati, quello disegnato da Ary Scheffer (pittore olandese naturalizzato francese, 1795-1858) che rappresenta ciò che Dante e Virgilio (in penombra sulla destra) vedono e descrivono nel canto V dell'Inferno: Paolo e Francesca sono gli amanti eterni, l'amore che perdona l'errore e la tentazione e va oltre il tempo terreno e la morte.
La storia dei due giovani nella Divina Commedia, li vede infatti cognati in vita (Francesca era sposata proprio con il fratello di Paolo, Gianciotto) e amanti in gran segreto complice la lettura di un libro su Lancillotto e Ginevra. Fu proprio la lettura del testo che scatenò la passione tra i due, un amore che tuttavia venne scoperto e portò all'uccisione dei due amanti.
Dante nella sua opera li colloca entrambi nel girone dei lussuriosi, ma nello stesso tempo ne approva in parte il comportamento, combattuti entrambi tra la morale e il sentimento. E anche questo quadro, che vede i due amanti vestiti di bianco baciarsi con passione, evoca la forza dell'unione tra due cuori con tanta forza e così grande convinzione che sia Dante che Virgilio non possono fare altro che rispettare silenziosamente un amore così grande e così tragico.
Paolo e Francesca sono infatti l'emblema della realtà dell'amore vero, quello per cui si farebbero follie contro tutto e contro tutti, la consapevolezza di aver davanti a sè l'unica persona che si ama veramente e non una persona di comodo con la quale trovare un semplice, quanto inutile palliativo per riempire la nostra misera esistenza.
Esattamente come le parole della magnifica poesia di Jacques Prevert, i ragazzi che si amano "sono altrove, molto più lontano della notte, molto più in alto del giorno". Ed è questo l'unico senso che troppo spesso non siamo in grado di cogliere, accecati dalla paura di rischiare per qualcosa di così meraviglioso.
Le ombre di Paolo e Francesca, quadro del pittore Ary Scheffer
Scheffer - Paolo e Francesca


lunedì 11 febbraio 2013

Edward Hopper - "Mattina a Cape Code"


La finestra di Hopper

Una donna guarda fuori dalla finestra
Non è chiaro di cosa sia in attesa, ma tutto fa pensare ad una persona, a qualcuno che deve tornare ma sembra non arrivare mai, e che Edward Hopper ci descrive nella sua totale interezza, i suoi ampi spazi di solitudine, il silenzio che regna attorno all'individuo, la distanza che separa le persone.
Anche in questa opera è evidente lo stile dell'artista, capace di generare nell'osservatore un forte senso di inquietudine nonostante la molteplicità cromatica insieme alla donna, la quale, nonostante il suo ruolo da protagonista della scena, sembra avulsa dal contesto, lontana dalla natura intorno, che per lei rimane muta. Una prigioniera inconsapevole illuminata da un raggio di sole, che paradossalmente, è freddo.

Hopper - Mattina a Cape Code

sabato 2 febbraio 2013

René Magritte - "Golconda"


Golconda, la paura dell'assenza di regole

Quale legge regola la nostra esistenza?
L'ordine delle cose ci assegna in un tempo e uno spazio definito, ponendo dei limiti a ciò che concepiamo come possibile. L'assurdo non può toccarci perché crea paura, disorienta, toglie il terreno delle certezze sotto i nostri piedi e spezza in un solo secondo catene in cui eravamo imprigionati da anni. Collocati tra cielo e terra, gli uomini vivono due vite diverse, così intimamente legate da non saperle mai distinguere: una volta saliamo verso il cielo con le nostre azioni e il nostro pensiero, in altri casi andiamo verso il basso per schiantarci a terra e perdere ogni possibilità di rialzarci.
Ed è per questo che oggi ho scelto questa stupenda opera surrealista di Magritte (citata in più occasioni anche nel celebre fumetto Dylan Dog), che torna da noi dopo quasi un anno di distanza con la sua tecnica del trompe l'oeil. Rappresenta con grandissima realtà l'impossibilità nei nostri giorni di capire in che direzione stiamo andando, di chi fidarci e di chi sarebbe meglio tenere alla larga, di cosa veramente possiamo essere sicuri.
Molta critica contemporanea resta infatti sospesa nel giudicare se gli uomini in bombetta vestiti di nero stiano cadendo o fluttuando come pioggia sui tetti (in stile belga), ma concorda nel giudicare il ruolo dello spettatore che si avvicina a questa tela: non un ignaro passante, ma parte integrante, un uomo in bombetta anche lui. E voi state salendo oppure siete in caduta libera?
Golconda, opera surrealista di René Magritte
Magritte - Golconda


sabato 26 gennaio 2013

Gustave Caillebotte - "Parigi in un giorno di pioggia"


Caillebotte, artista e mecenate

Parliamo oggi di un artista e mecenate francese, Gustave Caillebotte (1848-1894) il cui approccio all'arte non fu immediato dati i suoi inizi negli studi giuridici. Il colpo di scena che lo spinse all'arte fu l'incontro, durante un viaggio in Italia, con la pittura di Giuseppe de Nittis: folgorato dai lavori dell'artista, Caillebotte superò l'esame di ammissione alla scuola delle Belle Arti di Parigi.
Nello stesso periodo, e in seguito alla morte del padre, Gustave utilizzò la sua abitazione, costruita in posizione sopraelevata, come atelier e studi di lavoro, facendo la conoscenza di Degas e Monet che lo presentano agli impressionisti
Caillebotte dipingerà, ad eccezione di un breve periodo di pausa (dedicato alla navigazione da diporto e al giardinaggio) fino all'anno della sua morte, lasciando in eredità numerosissimi quadri e un arte probabilmente sottovalutata, piena di colore e di descrizioni perfette come possiamo ammirare nell'opera odierna, frutto di un interessante studio di contrasto tra le luci e prospettiva di movimento.
Parigi in un giorno di pioggia quadro di Gustave Caillebotte
Caillebotte - Parigi in un giorno di pioggia


venerdì 18 gennaio 2013

50000 visite, 50000 cuori


50000 grazie a nome dell'Arte

Non sono io a ringraziarvi, ma l'Arte intera! Un record straordinario raggiunto in meno di un anno e di cui il merito è solo vostro.
Ora puntiamo a 100000!
50000 visite!

domenica 13 gennaio 2013

Sir Edward Burne-Jones - "La canzone d'amore"


Ahimè, conosco una canzone d'amore

Parliamo ancora una volta dei preraffaelliti attraverso il lavoro di Sir Edward Burne-Jones (1833-1898), artista inglese tra i maggiori rappresentanti di questa corrente le cui influenze con l'arte italiana del Rinascimento si notano soprattutto nelle opere in età matura come questa, che ho scelto proprio in rappresentanza dello straordinario stile di questo pittore, capace di coniugare con profonda bravura entrambi gli stili (qui si nota moltissimo la tecnica del pittore veneziano Carpaccio, di cui parlerò prossimamente). Proprio in particolare questa tela è la versione definitiva di precedenti lavori di Burne-Jones, e descrive visivamente l'ultima strofa di una antica canzone bretone che recita: "Ahimè! Conosco una canzone d'amore. Triste e felice di volta in volta".
Sir Edward fu ispirato nel suo lavoro, tanto da seguirne le orme, da un altro artista contemporaneo, Dante Gabriel Rossetti, così come dalle ballate dello scrittore Tennyson. nel 1885 venne nominato membro della Royal Academy dove espose le sue più famose opere come la serie di tele su Perseo. Eseguì inoltre disegni per arazzi e vetrate.

La canzone d'amore o Love Song quadro di Sir Edward Burne Jones
Sir Edward Burne-Jones - The Love Song

martedì 8 gennaio 2013

Xi Pan - "Il Sogno"


Xi Pan, arte contemporanea dalla Cina

Oggi, come primo artista di questo 2013, ho scelto una donna di elevato talento e attualmente nel pieno della sua attività per cominciare questo nuovo anno insieme all'insegna dell'apertura all'arte contemporanea.
Nata in Cina, Xi Pan (a Wenzhou) ha iniziato il suo cammino con l'arte nel 1989, dopo aver studiato nella prestigiosa Academy of Fine Arts di Hangzhou, trasferendosi nell'anno successivo a Mosca, dove ha conseguito un Master prima di iniziare a viaggiare per il mondo, sopratutto in Cina e negli Stati Uniti, prima di tornare in patria dove vive tutt'ora.
Lo stile di Xi Pan è arioso, vivace, e indubbiamente porta a riflessioni stilistiche che ricordano molto da vicino le tecniche di Modigliani e Klimt. In questo quadro, un olio su tela, ammiriamo il talento della bravissima artista mentre dipinge una donna vestita di rosso, una sognatrice come noi.
Il Sogno, opera di arte contemporanea di Xi Pan
Xi Pan - Dream

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