lunedì 30 aprile 2012

Jean-Michel Basquiat - "Tenore"


Basquiat, il James Dean dell'arte moderna

Figlio di padre haitiano e di madre statunitense, Jean-Michel Basquiat (1960-1988), pittore e writer di graffiti, è il nostro ospite di oggi. Morto giovanissimo all'età di 28 anni, è stato uno dei più importanti esponenti e promotori del graffitismo americano, portando alla ribalta questo modello di arte per le strade degli Stati Uniti.
A causa di un incidente in giovane età gli viene asportata la milza, e proprio nel periodo di degenza in ospedale rimase molto colpito da un testo di anatomia ("Gray's Anatomy") regalatogli da sua madre, che molto influenzerà le sue opere, quasi tutte riportanti elementi tratti dal corpo umano. Nel 1977 Jean conosce un giovane disegnatore di graffiti, Al Diaz, con il quale prende coscienza della propria vocazione artistica. I due, facendo anche uso di stupefacenti come l'LSD, iniziano a tappezzare New York di graffiti firmandosi con lo pseudonimo di SAMO (acronimo di SAMe OLd shit ,"sempre la stessa merda").
La coppia molto affiatata si scioglierà tuttavia nel 1978 per divergenze di vedute e da quel momento in poi Basquiat lavorerà sempre in proprio, conoscendo un collega al quale resterà legato per tutta la vita, Keith Haring, e lavorando anche con Andy Warhol.
Il "James Dean" dell'arte moderna (così soprannominato per la sua incredibille velocità nello scalare la montagna della fama) morirà nel 1988 a causa della sua incurabile dipendenza dalla droga, dopo aver esposto in tutto il mondo le sue opere. Il cinema lo ha ricordato nel celebre lungometraggio del 1996 "Basquiat".
Basquiat - Tenor


sabato 28 aprile 2012

Gustav Klimt - "Le Amiche"


Klimt e la donna come scoperta e ammirazione

Il sogno di oggi è nuovamente opera di Gustav Klimt (1862-1918, lo abbiamo già ammirato nel giorno di San Valentino con il suo splendido "Bacio") , pittore la cui esistenza è stata segnata dal lutto (sia del padre che del fratello Ernst) e dalle numerose donne, tra cui la sua compagna Emilie Flöge che nonostante fosse a conoscenza delle varie relazioni dell'artista, gli fu accanto per tutta la sua vita.
La pittura di Klimt è stata più volte frutto di scandalo per i benpensanti dell'epoca, ma è sicuramente il frutto di un genio la cui capacità "fotografica" di riprodurre volti e passioni è ancor oggi ineguagliabile, tanto da essere considerato uno dei massimi rappresentanti del'arte libera e non sorretta da strutture convenzionali.
La tela, di forma quadrata - come un primo piano cinematografico all'americana - mostra due ragazze, una vestita l'altra nuda, abbracciate mentre sullo sfondo si intravedono alcuni uccelli.
Il quadro originale purtroppo andò distrutto nell'incendio del 1945 nel Castello di Immersdorf (a sud dell'Austria, dove era stato portato per proteggerlo dai bombardamenti durante il secondo conflitto mondiale) a seguito di un attacco delle SS in ritirata, e ne restarono alcune immagini fotografiche in bianco e nero.
Le amiche che Klimt ha voluto rappresentare sono il frutto di un percorso artistico in cui la pittura esalta l'erotismo della donna e nello stesso tempo l'immaginario dell'attesa e dell'incontro. La femminilità è simbolo di gioia, di scoperta, di ammirazione; è un elemento di vita e va mostrato nella sua integrità, senza pudore o malizia.
E' un amore lesbico, saffico, dove la pittura non aggredisce mai il soggetto, anzi, lo coccola e lo preserva nella sua integrità. Mostra la bellezza e la seduzione del corpo, a cui l'uomo non può far altro che soccombere. 
Klimt - Le Amiche

giovedì 26 aprile 2012

Artemisia Gentileschi - "Giuditta decapita Oloferne"


Artemisia, una pittrice contro l'ingiustizia

Un quadro dai contenuti forti, opera di una bravissima artista, Artemisia Gentileschi (1593-1653), che in questa tela racconta la storia biblica del generale assiro Oloferne, il quale decise di cingere d'assedio Israele, senza ascoltare l'avvertimento che gli era stato dato riguardo all'invincibilità di questo popolo: gli israeliti erano infatti protetti da Dio, che li rendeva invincibili.
Nonostante tutto, il condottiero era comunque riuscito a mettere in scacco gli ebrei, che erano oramai allo stremo delle forze e ridotto alla fame.Gli assiri avrebbero vinto definitivamente la battaglia se non fosse entrata in scena Giuditta, una vedova figlia di Israele che riuscì ad ingannare Oloferne e ubriacatolo durante un banchetto in sui onore, lo uccise decapitandolo e mettendo la sua testa dentro una bisaccia. Da allora Giuditta è il simbolo del riscatto femminile e della libertà.
Un lavoro frutto delle notevoli doti di Artemisia Gentileschi, che aveva già dimostrato da piccola il suo talento, tanto da affinarlo avvicinandosi sempre più alle opere (era figlia del celebre Orazio, fautore proprio del caravaggismo) di Michelangelo Merisi. Per una donna di quell'epoca era molto difficile emanciparsi, e l'arte rappresentava per lei l'unico spunto di libertà che gli era concessa.
Nel 1611 fu subì un orribile stupro ad opera di Agostino Tassi, un maestro di prospettiva che era spesso ospite in casa della famiglia Gentileschi. Al processo che ne seguì, l'uomo, che aveva alle sue spalle un matrimonio, se la cavò con una lieve pena. Artemisia dipinse invece il quadro che ammiriamo oggi, come segno di rivalsa per l'ingiustizia subita. Poco dopo si sposò, riacquistando il proprio onore, con un modesto artista fiorentino, Pierantonio Stiattesi, dal quale ebbe ben quattro figli.

Artemisia Gentileschi - Giuditta decapita Oloferne

lunedì 23 aprile 2012

Henri de Toulouse-Lautrec - "Ballo al Moulin Rouge"


Tolouse-Lautrec e il paesaggio come accessorio

Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901), pittore francese maestro del post-impressionismo, ci regala questa perla di arte e colori in una tela che raffigura uno spettacolo al Moulin Rouge. Fu anche un eccellente illustratore e litografo, descrivendo nei dettagli moltissimo della vita parigina alla bohèmien. Da ragazzo conobbe un artista sordomuto,  Renè Princetau, che lo iniziò all'arte creativa aiutandolo e spiegandogli le tecniche per dipingere soggetti presi perlopiù durante i loro esercizi sportivi. Successivamente Tolouse-Lautrec passò direttamente a ispirarsi alla sua famiglia, ritraendo anche scene di caccia e momenti trascorsi al mare dopo alcuni soggiorni in Cosra Azzurra che gli furono consigliati per via della salute cagionevole. 
In una seconda fase della sua carriera entrò nello studio del maestro Fernand Cormon, che lo incoraggiò a dipingere all'aperto. La sua prima esposizione ufficiale di quadri risale al 1887, quando riuscì anche a vendere un suo lavoro.
Tolouse-Lautrec non amava lavorare sul carattere interno di un'opera, sulle ambientazioni piccole, ma prediligeva "sfruttare" il paesaggio così come si dedicava con precisione alla natura morta (le sue prime creazioni hanno infatti un carattere molto cupo e legato alla morte): per lui proprio un'area esterna rappresentava un elemento accessorio per la comprensione dell'intero lavoro. Fu anche un grandissimo estimatore degli Ukyio-e, dei quali conservava numerose stampe.
Tolouse-Lautrec - Ballo al Moulin Rouge

venerdì 20 aprile 2012

Diego Velàzquez - "Il mito di Aracne"


Las Hilanderas di Velàzquez

Una scena dal sapore del mito: la dea Atena, ritratta sulla sinistra, vestita come una donna anziana e la giovane Aracne in bianco, sulla destra, con il corpo rivolto verso lo spettatore: è la sfida di una gara di tessitura in cui la ragazza sconfiggerà la divinità ma pagherà a caro prezzo la vittoria, tramutata dall'ira e dall'invidia della dea sconfitta in un orribile ragno. Tre aiutanti sullo sfondo partecipano, senza intralciare, all'intera scena.
E'il talento di Diego Velàzquez (1559-1660) a raccontarci questa storia con un lavoro che può essere anche interpretato come un 'allegoria del duro lavoro creativo nella composizione di un'opera d'arte. 
Velàzquez è stato molto ammirato da celebri artisti come Manet, Picasso e anche Dalì.
Nato a Siviglia, si trasferì successivamente a Madrid dove divenne il pittore ufficiale (a nessun altro artista fu permesso fare il suo stesso lavoro in quel periodo) del re Filippo IV di Spagna. Vinse anche una gara di pittura indetta nel 1627 dallo stesso monarca, guadagnandosi il titolo di cerimoniere di corte. 
La pittura di questo grande maestro si evidenzia per il suo stile moderno e preciso, e molti studiosi vedono il suo lavoro molto spesso a contatto tra il realismo e l'impressionismo.
Velàzquez - Las Hilanderas

mercoledì 18 aprile 2012

Telemaco Signorini - "Il ponte sull'Affrico"


La pittura dal vero di Signorini

Riproponiamo oggi un bravissimo pittore macchiaiolo: Telemaco Signorini (1835-1901), audace pittore del Granducato di Toscana sperimentatore della pittura dal vero e frequentatore del Caffè Michelangelo.
Il realismo delle opere di questo artista è straordinario, in grado di cogliere dal vivo la naturalezza del momento e la bellezza delle forme umane e della natura. Splendida quest'opera, con le due figure che si stagliano sul ponte durante una bellissima giornata dimostrata dal vivo colore rappresentato sulla tela.
Fu grande amico di Giovanni Boldini, con il quale intraprese un importante viaggio a Parigi tra il 1873 e il 1874. Signorini si occupò anche di critica letteraria con il "Gazzettino delle Arti del Disegno".
Signorini - Il ponte sull'Affrico

martedì 17 aprile 2012

Eugène Delacroix - "Donne di Algeri"


Le donne africane di Delacroix, riscoperta dell'arte classica

Oggi tocca al bravissimo Eugène Delacroix (1798-1863) allietare la nostra giornata. Pittore francese romantico, fu molto amato dagli impressionisti per i suoi studi sull'uso del colore sulla tela e per la scelta di temi esotici, molto apprezzati e fonte di ispirazione per i fautori del movimento simbolista. Fu anche un eccellente litografo, realizzando numerose illustrazioni per Goethe, Sir Walter Scott e William Shakespeare. Delacroix poneva l'accento del suo lavoro non sulla precisione del tratto e la definizione dell'immagine, ma preferiva enfatizzare il colore, la sua vivida forza e la la sensazione di movimento che il disegno poteva generare.
Il quadro di oggi è frutto di un viaggio in Africa che l'artista fece nel 1832, itinerario che Delacroix aveva scelto non per studiare le popolazioni locali, ma ritrovare elementi di una cultura primitiva che la metropoli parigina dove viveva non gli consentiva di conoscere. Fu un periodo molto proficuo, con la produzione di più di 100 opere che portarono per il pittore un importante approfondimento dei temi orientalisti.
Rimase molto colpito dalle donne africane, nelle quali attraverso le loro usanze e i loro abiti trovava e riconosceva immagini e rievocazioni dell'arte classica dell'antico impero romano e nella Grecia della mitologia. Trovò comunque numerosi problemi a ritrarre le donne, perchè esse erano comunque obbligate dalla norma musulmana a non poter posare, portando sempre il volto coperto dal telo.


Delacroix - Donne di Algeri







domenica 15 aprile 2012

La Domenica dei fumetti - Benito Jacovitti - "Cocco Bill"


Lisca e salami: a voi Jacovitti

Altro appuntamento con un grande fumettista italiano, un vero e proprio genio dell'umorismo: Benito Franco Giuseppe Jacovitti (1923-1997), che già alla giovanissima età di sette anni aveva mostrato il proprio interesse nel mondo delle parole disegnate dentro i palloncini. La firma con la lisca di pesce (simbolo del suo omonimo soprannome da bambino a causa dell'esile corporatura) è sempre stata il marchio di fabbrica delle sue divertentissime opere.
Fino al 1940 collaborò con successo con la rivista per bambini "Il Vittorioso", nelle cui pagine comparvero moltissimi dei suoi personaggi più noti. Ma è del 1957 la prima apparizione dello sceriffo più bislacco del Far West,  Cocco Bill, pistolero violento sempre accompagnato dal fidato cavallo Trottalemme che si muove in atmosfere al limite dell'assurdo e sempre idealizzate con ampie distorsioni, come la sua passione per la camomilla al posto del tradizionale whisky da cowboy.
Nelle sue storie Cocco Bill, dotato di incredibili capacità di tiro e di gran forza nella lotta, si ritrova sempre a dover fronteggiare una agguerrita banda di malviventi, capeggiati sempre da un capo cattivissimo con il quale avviene sempre, alla fine delle tavole, lo scontro decisivo. Altrti elementi comuni in queste vignette sono gli indiani Piedi Neri e Ciriuàcchi (dall'accento curiosamente napoletano), gli sceriffi, sempre goffi, ubriachi e pronti  a fare risse, gli assalti alle diligenze e i vari tentativi di linciaggio. Immancabile, inoltre, è il salame che compare nei suoi lavori: Jacovitti lo usava genialmente sia per riempire gli spazi vuoti (sosteneva infatti che le vignette andavano sempre riempite) che per ricordarsi la sua gracile corporatura giovanile desiderosa di cibo, un buon auspicio del benessere commestibile.
Jacovitti - Cocco Bill


sabato 14 aprile 2012

Hiroshige Utagawa - "Gufo su un acero sotto la luna piena"


La natura senza tempo di Hiroshige

Un gufo di notte, alle sue spalle la luna piena: immagine calma e pura raccontata ancora una volta dal maestro degli Ukyio-e per eccellenza, Hiroshige Utagawa, che della rappresentazione della natura come un tutto armonico, del respiro dell'universo come melodia universale dell'esistenza terrena ha fatto il suo credo. Con tratti semplici e opere mai di complessa interpretazione, Hiroshige amava la natura per come essa si presentava agli occhi dell'uomo, ponendo nei suoi lavori il senso di calma e bellezza nelle sue manifestazioni più comuni e immediate all'osservazione.
Proprio gli animali sono i primi beneficiari di questa perfetta combinazione tra la spiritualità dell'ambiente e la passione delle emozioni, che si susseguono senza mai banalizzarsi e ripetersi allo stesso modo. Secondo una tradizione consolidata, il grande incisore giapponese, rimasto tristemente orfano alla giovanissima età di 12 anni, aveva deciso di tentare la via dell'arte spinto dalla grande ammirazione per i lavori del maestro e poeta Hokusai
Hiroshige lavorò ai suoi disegni lavorando in parallelo proprio alla difesa del suo territorio che tanto amava come vigile del fuoco, occupazione che aveva intrapreso per seguire le orme paterne.
Nel sogno di oggi è evidente l'immediata assenza dell'elemento umano: il tema principale è centrale e più grande, in primo piano rispetto allo sfondo che tuttavia non per questo appare sottovalutato: come a dire che  l'armonia della natura, pur presa nella sua staticità, non è mai priva di significati nascosti che solo un occhio sereno e aperto spiritualmente può facilmente comprendere. 
Hiroshige - Gufo su un acero sotto la luna piena

giovedì 12 aprile 2012

Giorgio de Chirico - "Ettore e Andromaca"


La Pittura Metafisica di de Chirico

Cosa è diventato l'uomo contemporaneo? Un manichino, un forma presa dalla vita ma che ora è senza di essa, spogliata dei suoi sentimenti e valori. Un pupazzo immobile, rigido e congelato nella sua forma. E' l'arte metafisica di Giorgio de Chirico (1888-1978 è stato anche scrittore del'importante opera letteraria "Ebdomero" narrazione dalla trama libera e ddai protagonisti variamente indefiniti) a dimostrarcelo, con un opera di altissimo valore estetico e simbolico che racchiude al suo interno quello che la pittura è stata per questo maestro.
Le opere infatti si caratterizzano per architetture semplici, a volte tendenti alla sproporzione, e alla totale assenza di figure umane. Sulla tela compaiono forti omaggi all'archeologia, con precisi lavori -esasperati fino all'ossessione- immersi in una sorta di limbo magico e oscuro dove la mente dell'osservatore può vagare liberamente e senza costrizioni del pensiero imposte dall'esterno.
Il quadro di oggi vede lo strazio devitalizzato di due figure: Ettore, pronto a partire per la guerra, e la tristezza di Andromaca nel separarsi dal suo amato. Le strutture e le costruzioni intorno sono fisse, immobili, quasi a voler bloccare questo momento così intenso, così come le lunghe ombre che si stagliano sui due personaggi, volte a suggellarne l'ultimo e fatidico abbraccio.
Giorgio de Chirico - Ettore e Andromaca

mercoledì 11 aprile 2012

Giovanni Boldini - "La Marchesa Luisa Casati"


Vieni in giardino, voglio che le mie rose ti guardino

Da oggi, ogni mercoledì, ripropongo a turno uno dei quadri che abbiamo ammirato nelle scorse settimane. Questo perché spesso chi visita queste pagine non ha sempre occasione di imbattersi in tutte le opere, ed è giusto che ne abbia l'opportunità.
Giovanni Boldini, il pittore macchiaiolo per eccellenza delle donne, dipinge questa donna così affascinante e misteriosa come la Marchesa Luisa Casati (1881-1957), personaggio sensuale e stravagante. Ebbe una relazione con Gabriele D'Annunzio, che la portò successivamente a vestirsi in maniera eccentrica e a presentarsi nei grandi saloni dell'epoca con abiti sempre più bizzarri.
La Marchesa fu molto amata nel suo ambiente e desiderata da moltissimi uomini, in un periodo, quello del dandismo, dove concetti come eleganza, raffinatezza e profonda esteriorità si mostravano alla luce del giorno come rose in un giardino. Era una donna sempre in grado di stupire e ammaliare. Boldini, non a caso, ritrae questo splendido esempio di classe e femminilità vestita in viola e levriero. Figura alta,  ma raffinata e non imponente, dai tratti gentili, con ogni probabilità è stata immortalata quanto nell'antichità la regina Cleopatra. Quando morì tuttavia, finì in disgrazia, ma il suo incredibile narcisismo l'ha resa l'eroina di un romanzo tanto incredibile da risultare un miracolo, una goccia nel deserto in un mondo come questo.
Boldini - La Marchesa Casati

martedì 10 aprile 2012

Fernando Botero - "Uomo e Donna"


Botero  e il quadro ideale

Direttamente dalla Colombia, nato nel 1932 a Medellìn, Fernando Botero, pittore dallo stile inconfondibile in cui i soggetti ritratti, qualune essi siano (in particolare uomini e donne) vengono rappresentati buffamente sulla tela in modo esagerato, molto voluminoso. Dietro tuttavia questa tecnica così ironica si cela comunque l'ingegno e l'intelligenza di un uomo che vuole porre agli occhi dell'osservatore i lati più buffi e spesso palesemente ignorati della condizione umana.
Sposatosi ben due volte, Botero ha lavorato a New York esponendo i suoi capolavori anche in Germania e  a Parigi. La sua arte come egli stesso sostiene, è una esplorazione ininterrotta verso il "quadro ideale": colori tenui, mai forti ed accentuati, totale assenza di ombre e colorazioni scure, che sporcherebbero la rappresentazione e il concetto stesso espresso nel quadro. E'inoltre evidente il distacco netto tra l'artista e la sua creazione: lontananza che si riflette nei soggetti riprodotti, dallo sguardo vuoto, distante, spesso inafferrabile: sono occhi che vedono senza guardare realmente qualcosa.
Botero - Uomo e Donna

lunedì 9 aprile 2012

El Greco - "Veduta di Toledo"


El Greco, un artista rivalutato

Dominikos Theotokopoulos, in arte El Greco (1541-1614), è stato un pittore e architetto di origine greca famoso sopratutto in Italia e Spagna, dove ha vissuto gran parte della sua vita. Fu inoltre uno dei più importanti esponenti del Rinascimento iberico. Nel 1567, dopo la giovinezza vissuta a Creta dove era nato, El Greco si trasferì a Venezia, dove arricchì la sua preparazione tecnica frutto della scuola ellenica con gli elementi del manierismo e traendo forte spunto dai lavori del Tintoretto. La sua permanenza nello Stivale si prolungò fino al 1577, quando si trasferì in Spagna, a Toledo, dove visse e lavorò a lungo e fino alla fine dei suoi giorni. Lo stile di questo pittore può essere facilmente interpretato come oscuro, triste, a caratteri spesso ambigui, ma è sopratutto nel XX secolo che la sua opera è stata ampiamente rivalutata e apprezzata, tanto da essere considerato un precursore dell'espressionismo e del cubismo. Uno dei tratti distintivi del suo lavoro, è sempre stato quello di "allungare" le figure umane facendo largamente uso di pigmentazioni varie e spesso sperimentali, sempre al confine tra realtà e fantasia.
El Greco - Veduta di Toledo

domenica 8 aprile 2012

Pasqua 2012 - Aleksandr Ivanov - "Apparizione di Cristo alla Maddalena"


"Noli me tangere"

Buona Pasqua a tutti!
In questo giorno di festa ho pensato ad un quadro meno convenzionale su questa giornata, citando con il quadro di Aleksandr Ivanov (1806-1858) un episodio del Nuovo Testamento narrato nel Vangelo di Giovanni in cui Maria Maddalena viene allontanata da Gesù appena risorto con la frase "Non mi toccare" (Noli me tangere). Molti studiosi hanno concordato tuttavia nel dare a questa espressione così apparentemente dura non un ordine perentorio, ma la più accettabile traduzione greca in cui il significato della frase sia quello di "Non mi trattenere", quindi come un segno di passaggio dalla morte alla vita durante la Resurrezione. Certo è che quest'opera risulta comunque davvero bella sul piano della sua realizzazione, di forte intensità emotiva e sopratutto, di alta qualità espressiva. Nel bianco del Cristo infatti e il rosso della donna si può leggere il contrasto tra la vita terrena e quella dopo la morte.
Ivanov - Apparizione

venerdì 6 aprile 2012

Pasqua 2012 - Simon Vouet - "La Crocifissione"


Venerdì Santo, il giorno della Passione

L'opera di oggi, incentrata sulla Crocifissione di Gesù Cristo, è frutto dell'attento lavoro di Simon Vouet (1590-1649), artista francese il cui lavoro pieno di intensità ha tratto molta ispirazione, durante il periodo di permanenza in Italia dell'artista (1612-1627, in cui introdusse il Barocco), dal Caravaggio. Nel quadro emerge con forza la figura centrale del Cristo, che l'autore ha disegnato con la testa rivolta verso l'alto, quasi a volerne già sottolineare il distacco dalla dimensione terrena. Sotto la Croce troviamo inoltre altri personaggi significativi: Maria Maddalena, il giovane evangelista Giovanni e la Madonna, nell'atto di forte commozione proprio quando il Messia, ormai all'estremo delle sue sofferenze, "dando un forte grido, spirò".
Vouet - Crocifissione

giovedì 5 aprile 2012

Pasqua 2012 - Tintoretto - "La Lavanda dei Piedi"


Il Giovedì Santo del Tintoretto

Jacopo Robusti detto il Tintoretto (1519 -1594) è l'autore dell'immagine dedicata alla Pasqua che vi propongo oggi. Bellissima l'idea di mostrare una scena "aperta", larga, comprendente tutte le azioni che si svolgono dentro di essa. L'episodio che viene narrato è tratto dal Vangelo di Giovanni ( che è l'unico evangelista a raccontarlo) e vede Gesù, durante l'ultima cena del Giovedì Santo, intento a lavare i piedi dei suoi discepoli mentre dice ad uno stupito Simon Pietro: "Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; capirai dopo".
Tintoretto - Lavanda dei piedi

martedì 3 aprile 2012

Pasqua 2012 - Giotto - "Entrata di Gesù a Gerusalemme"


Giotto e la Domenica delle Palme

Dedichiamo questa settimana alle opere sulla Pasqua di Resurrezione, iniziando da Giotto di Bondone (1267-1337, di cui approfondiremo presto la storia), che ci disegna l'entrata di Gesù a Gerusalemme nella Domenica delle Palme. La scena che appare è quella del Cristo che entra trionfalmente nella città insieme ai suoi discepoli, acclamato dalle "Folle degli ebrei, che portando rami di ulivo, andavano incontro al Signore e acclamavano a gran voce: Osanna nell'alto dei cieli". Il quadro è conservato a Padova, nella Cappella degli Scrovegni.
Giotto - Entrata a Gerusalemme



lunedì 2 aprile 2012

Joan Mirò - "Costellazione Amorosa"


Mirò, l'opera d'arte come traiettoria dello spirito

Protagonista al Chiostro del Bramante di Roma fino al prossimo 10 giugno 2012, Joan Mirò (1893-1983) ci ha dato già un bellissimo saggio delle sue grandi qualità con il "Carnevale di Arlecchino". L'opera che vi propongo oggi rappresenta ancora una volta il suo credo artistico: l'abbattimento della convenzionalità a favore di opere libere da regole e fluttuanti nella tela come sogni in viaggio all'interno della mente umana. Nella sua vita dedicata al surrealismo Mirò lavorò anche su molte litografie, oltre a numerose creazioni in ceramica, in bronzo e pitture su vetro.
La serie delle "Costellazioni" (tra il 1939 e il 1941), di cui oggi possiamo ammirare quella amorosa (Il titolo originale è "Cifre e Costellazioni amorose di una donna"), fu dipinta poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale: Mirò cercava nel suo lavoro di evadere dalla cruenta realtà di morte e distruzione che si stava affacciando all'orizzonte. Ma sopratutto, voleva portare sotto gli occhi di tutti i veri valori dell'esistenza umana, valori così pieni di colore che nemmeno il conflitto più sanguinoso della storia avrebbe potuto cancellare, nonostante la brutalità e la crudeltà degli uomini: "Ciò che conta non è tanto un'opera,- sosteneva il grande maestro - ma la traiettoria dello spirito che attraversa la totalità della vita, non ciò che si è riusciti a fare durante il suo corso, ma ciò che essa lascerà ad altri in un giorno più o meno lontano".
Mirò - Costellazione Amorosa

domenica 1 aprile 2012

La Domenica dei fumetti - Hugo Pratt - "Corto Maltese"


Le avventure del marinaio più amato nella storia dei fumetti

Oggi vi presentiamo la figura del marinaio malinconico più amato nella storia dei fumetti italiani, il cui papà è Hugo Eugenio Pratt (1927-1995), la cui vita è stata dedicata anche alla stesura di altri capolavori fumettistici (come ad esempio "Gli scorpioni del deserto", "Corte Sconta detta Arcana", "L'uomo del grande Nord" e "L'uomo dei Caraibi") e alcuni racconti e testi avventurosi ispirate alle sue storie su carta.
"Corto Maltese" vide luce per la prima volta nel lontano 1967 con l'avventura "Una ballata del mare salato" pubblicata sulla rivista "Sgt.Kirk", e fu attraverso le avventure di questo incredibile personaggio con l'orecchino che Pratt venne ricordato e amato dai suoi lettori. Gli studiosi di grafica, fumettistica e tecniche di disegno ne studiano e ne imitano di continuo le opere, esempio straordinario e unico modello di riferimento impareggiabile per una letteratura visiva.
Il suo stile sempre espressivo, ma semplice e lineare nello stesso tempo, rimanda alle grandi storie dei romanzi di avventura scritti da Conrad, Melville, Dumas, ed è lo stesso Pratt a definire questo sogno con le sue parole: "L'avventura è cercare qualche cosa, che può essere bella e pericolosa, ma che vale la pena di vivere".
Hugo Pratt - Corto Maltese

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